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I turchi in Austria (1):
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Per due volte, nel 1529 e nel 1683, l'esercito turco assediò Vienna. Molti libri di storia descrivono l'Austria in quelle occasioni come un "baluardo della cristianità contro la minaccia dell'Islam". Ma la realtà storica è ben diversa dalle strumentalizzazioni ideologiche e religiose.

L'impero ottomano all'inizio del '500

a sinistra: il sultano Solimano II

All'inizio del '500 l'impero ottomano è già costituito da un territorio molto esteso: il controllo dell'impero si estende dall'Egitto attraverso la Palestina e la Siria fino alla Grecia e ai principati balcanici. Ma in occidente nessuno lo ritiene un pericolo. I contatti commerciali con i turchi sono intensi e la collaborazione pacifica si estende persino alla sfera militare. Ispettori tedeschi e italiani sovrintendono all'allestimento della'artiglieria turca. La rete degli agenti veneziani nell'impero ottomano funziona e trasmette informazioni non soltanto alla Serenissima, ma anche a Parigi, ai ricchi banchieri della famiglia Fugger ad Augusta, a Madrid e a Londra. Perciò l'Occidente è ben informato sul giovane sultano Solimano II che governa un impero grandissimo, ma non affatto stabile. Forti tensioni politiche e religiose interne sono all'ordine del giorno e gli rendono la vita molto difficile.

Solimano diventa aggressivo

Di fronte a questa situazione Solimano cerca, per i suoi guai, una soluzione molto amata dai potenti di tutti i tempi, fino ad oggi: cerca la soluzione dei problemi interni in successi militari contro i nemici esterni (o presunti tali).
Il nemico più vicino è l'Ungheria che all'epoca si estende fino a oltre Belgrado e che è comprensibilmente preoccupata quando la Turchia, a partire dal 1526, comincia a far capire le sue intenzioni bellicose.

Leggete anche:

1683 - il secondo
assedio di Vienna

Gli ungheresi chiedono aiuto

Così gli emissari ungheresi chiedono aiuto. Ma per il Papa Clemente VII il vero nemico della fede, l'anticristo, non si trova sui territori balcanici, bensì in Germania, dove Martin Lutero sta mettendo in pericolo l'autorità della Chiesa di Roma. Inoltre teme molto di più il cristianissimo imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V che rifiuta l'obbedienza alla Santa Sede. Nel maggio del 1526 il Papa riesce, con grande zelo e abilità diplomatica, a mettere in piedi un'alleanza franco-italiana, la Saint Ligue di Cognac, ma non contro il sultano che è già sul piede di guerra, ma contro l'imperatore romano-tedesco che ha nuovamente sconfitto il suo altrettanto cristianissimo rivale, il re di Francia Francesco I. Gli ungheresi che compaiono ripetutamente a Roma, ottengono buone parole, la santa benedizione e devono ripartire a mani vuote. E neppure Lutero sostiene la loro causa, lui con il sofisticato argomento: "Combattere contro i turchi significherebbe rivoltarsi al Signore, che con questo flagello ci punisce per i nostri peccati."


I famosi e temuti lanzichenecchi tedeschi

L'Austria comincia ad interessarsi dell'Ungheria

Quando i turchi, nell'agosto del 1526, riescono a battere facilmente l'esercito ungherese, ma rinunciano, per motivi non del tutto chiari, a occupare l'Ungheria, l'Austria comincia ad interessarsi del vuoto militare che si è creato davanti alle sue porte. Ma non per aiutare i poveri ungheresi, bensì per impadronirsi a sua volta del ghiotto boccone. Per poterlo fare deve prima eliminare il nuovo re ungherese, un certo Zapolya, probabilmente uno dei re più psicopatici e brutali della storia. Batterlo militarmente e mandarlo in esilio non è troppo difficile a causa dell'opposizione che si è creata in Ungheria contro questo re non proprio popolare. Ma purtroppo, l'esercito austriaco sì servi, nella sua avanzata, delle famigerate truppe d'assalto comandate da capitani tedeschi che imperversano terrorizzando i villaggi ungheresi indifesi, creandosi così parecchi nuovi nemici. Alla fine, Ferdinando riesce lo stesso a farsi incoronare re d'Ungheria, nel 1527, promettendo di riportare pace e ordine nello stremato paese.

Ora è l'Austria che se la deve prendere con i turchi

Una promessa che non riesce a mantenere, perché i turchi hanno solo momentaneamente rinunciato al loro obiettivo che si chiama Ungheria. Ripescano dall'esilio Zapolya, per farsene una pedina contro Ferdinando, e ricominciano ad avanzare verso nord-ovest. Per i prossimi centocinquanta anni l'Ungheria si trasforma in un campo di battaglia quasi permanente e intere province del paese diventano terra bruciata, cambiando spesso padrone.

Storia dell'Austria - di Stefan VajdaLa ricostruzione degli eventi in questo articolo si basa in gran parte sul racconto di Stephan Vajda che, nella sua "Storia dell'Austria", ha condensato i mille anni dell'impero asburgico.

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Perché i turchi assalgono Vienna?

Nell'estate del 1529 l'esercito turco si dirige dritto verso Vienna. Il motivo di questa decisione del sultano Solimano non è, come più tardi si sarebbe sostenuto, di impadronirsi dell'Austria e di avanzare da lì verso il cuore dell'Europa. E non era affatto sua intenzione sferrare una guerra santa contro il cristianesimo. Solimano non dispone certo di forze sufficienti per obbiettivi così ambiziosi, anzi non sarebbe nemmeno in grado di tenere per un periodo più lungo la capitale Vienna. Le vie di rifornimenti per l'esercito turco di 200.000 uomini sono lunghissime, tutto ciò di cui ha bisogno, comprese le armi pesanti, deve essere trasportato di continuo sul posto, superando un percorso di più di mille chilometri sulle strade balcaniche in condizioni disastrose. Il motivo dell'assalto a Vienna è invece di servirsene come oggetto di scambio, ottenendo il riconoscimento dell'Ungheria come stato vassallo sotto il reintegrato re Zapolya.

Perché l'assalto turco fallisce?

L'assedio di Vienna (a sinistra un'incisione dell'epoca) dura dalla fine di di settembre fino al 14 ottobre 1529. Solimano spera in una veloce resa della città, ma l'assedio si tira per le lunghe, le giornate sono ormai brevi e troppo fredde per i soldati turchi. I difensori di Vienna si battono bene, ma non sarebbero certo in gradi di resistere a lungo contro le forze ben superiori del nemico. Per loro fortuna l'armata ottomana si è assottigliata nella lunga avanzata nei territori austriaci, lasciando Solimano a corto di armi pesanti. Per di più, il ricorso iniziale alla guerra psicologica, cioè alla strategia di terrorizzare la popolazione austriaca con delle incursioni di squadroni ausiliari mongolo-tatari finisce con l'essere un grave svantaggio per l'esercito regolare turco che nel devastato territorio ben presto non trova più né viveri né foraggio per gli animali. Così, dopo un ultimo assalto alla città fortificata che va a vuoto, il 14 ottobre il sultano ordina la ritirata.

1562 - si fa pace tra l'Austria e l'impero ottomano

In compenso i turchi prendono saldamente piede in Ungheria. Segue un decennio di continue piccole guerre in cui parecchie città e fortezze cambiano ripetutamente di mano, ma la situazione generale rimane immutata. Ferdinando vuole riconquistare l'Ungheria, ma da solo non ci riesce e così si arriva a un trattato di pace con l'Impero ottomano che viene firmato nel 1562. Una pace molto provvisoria.

Dall'Occidente cristiano l'Austria non si può più aspettare un valido aiuto. Il cristianissimo re della Francia Francesco I stringe un patto con il sultano Solimano. Gli altri poteri cristiani sono troppo impegnati nella lite sulla vera fede, tra Chiesa romana e la Riforma di Lutero. I problemi dell'Austria con l'Ungheria e con i turchi sono ormai generalmente ritenuti problemi interni all'impero asburgico.

Leggete adesso la seconda parte di questo racconto storico:

1683 - il secondo assedio di Vienna

Per due volte, nel 1529 e nel 1683, l'esercito turco assediò Vienna...

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