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Wolfgang Amadeus Mozart o il sublime estro

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Saggio critico di Sabrina Bottaro.

Ritratto del giovane Mozart
Ritratto del giovane Mozart

"Vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio,
elegante o selvaggio, corretto o contorto.
Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio;
oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso".

W.A. Mozart dal suo epistolario

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) incarnò esattamente ciò che s’intende per genio e sregolatezza e la sua breve vita – visse soltanto trentacinque anni - ne fu la migliore espressione. Ma non vogliamo, in questa sede, ricostruire la sua formale biografia che si può ricavare da questa pagina o dalla foresta di libri scritti sulla sua vita, opera e morte, soprattutto su quest’ultima, giacché non si conoscono chiaramente le circostanze che portarono alla sua dipartita né dove sia sepolto il suo corpo e ciò costituisce un mistero, un mito a sé stante.

Vogliamo invece scrivere di lui con le parole concrete che nascono dall’ammirazione o dalla critica, dalla condivisione di melodie molto conosciute o dalla preferenza per altre perché un ritratto di un artista dovrebbe materializzarsi anche a partire dalle interpretazioni soggettive di chi lo ammira.

Che Mozart possedesse una mente sublime – e fuori dal comune - ne erano convinti tutti fin dalla sua prima infanzia. C’era chi lo chiamava “piccolo genio” o “intelligenza precoce”. Fatto sta che Mozart si avvicinò alla musica all’età di tre anni e cominciò a comporre a sette bruciando senza dubbio le tappe, ma non importa. Da quel momento lasciò la nativa Salisburgo e cominciò a viaggiare per l’intera Europa in compagnia di suo padre, un uomo orgoglioso e ambizioso che forse aveva pensato a lui come a un possibile fenomeno da baraccone da portare in giro e far esibire come se fosse un prodigio vivente cosa che, in effetti, lo era.

Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice di questo testo?


Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.

Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di questo sito:
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Da qui il passo verso la maestria e la conseguente popolarità fu breve: Mozart prese lezioni, compose pezzi pregiati, diede concerti da, come diremmo noi oggi – “tutto esaurito”. Mozart crebbe in fretta, esattamente come in fretta acquisì e consolidò la sua destrezza e divenne famoso approdando infine alla raffinata corte asburgica. Si sposò con Constanze Weber e morì misteriosamente dando così adito alle più machiavelliche teorie e interpretazioni delle stesse.

Ma chi era veramente Wolfgang Amadeus Mozart? Un demone sceso sulla terra per impressionare e ammaliare con il suono più sublime il genere umano? O uno spiritello fantasioso – forse grottesco - che riuscì a esprimere tutti i lati del suo carattere attraverso melodie diverse rimaste intrappolate nella Storia della musica? Il ritratto che il regista Milos Forman ne fa nel suo applaudito Amadeus potrebbe avvicinarsi alla realtà per ciò che concerne la stravagante personalità del compositore, a esclusione però del suo controverso rapporto con Salieri, il musicista di corte prima che lui gli subentrasse estromettendolo miseramente. Forman si basò sull’omonimo dramma teatrale di Peter Schaffer del 1978 - modificando il personaggio di Salieri e rendendolo meno perfido – il quale precedentemente si era basato sull’opera di Puškin dal titolo Mozart e Salieri. Forse l’idea che il Salieri invidioso avesse potuto uccidere Mozart per riavere ciò che prima era suo – il “posto” di compositore di corte – è quantomeno sgargiante, ma la molteplicità di congetture e mistificazioni intorno alla morte di Mozart rende possibili tutte le interpretazioni e nessuna.

Mozart era sicuramente un genio, un individuo soprannaturale a giudicare dalla sua precocità e se non altro riuscì a sfruttare il suo successo quando era in vita non riuscendo però - da morto - a meritare una tomba che fosse degna del suo splendore. Chissà cosa successe veramente all’indomani della sua morte dichiarata e sopraggiunta dopo una malattia di cui si ignora la natura. Pare che il certificato di morte riportasse una “febbre biliare acuta”, ma ci si è chiesto a lungo se non fosse avvelenamento da mercurio, sifilide o febbre reumatica. Il suo corpo fu comunque – e questo perlomeno è certo – gettato in una fossa comune e da lì la sparizione come conseguenza dell’abbandono generale e l’improvvisa povertà di cui Mozart fu vittima negli ultimi anni della sua vita.

Ciò che c’impressiona è l’idea della straordinaria varietà – e numero – di composizioni da lui ideate ed eseguite al piano o al violino che tutti conoscono se non con il loro nome sicuramente con le note. Come ha potuto un uomo che visse a malapena trentacinque anni scrivere una così immensa quantità di opere indimenticabili? La risposta più semplice potrebbe essere: ha cominciato quando era più o meno in fasce. Ma noi preferiamo rispondere così: ha scritto tanto perché era decisamente un musicista fenomenale e non perse mai un attimo della sua vita a fare qualcosa che non fosse comporre e suonare.

Sabrina Bottaro

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